In una giornata molto calda un padre ed un figlio si mettono in viaggio, con il loro asino, per raggiungere dei parenti in una città lontana.

Il padre monta sull’animale e il figlio cammina a lato; i tre passano davanti ad un gruppo di persone ed il padre sente che queste dicono: “Guardate un po’ che padre crudele: lui sta sull’asino ed il figlio deve camminare a piedi in una giornata così calda”. Allora il padre scende dall’asino, fa salire il figlio e continuano il loro cammino.

Passano davanti ad un altro gruppo di persone e il padre sente che queste bisbigliano: “Ma guardate un po’: il vecchio padre cammina, in una giornata così calda, ed il figlio giovane se ne sta comodo sull’asino; ma che razza di educazione è questa?!”. Il padre allora pensa che la cosa migliore sia salire anch’esso sull’asino e, così, continuano il loro viaggio.

Successivamente incrociano alcuni viandanti, ed il padre sente: “Guardate che crudeltà: quei due non hanno nemmeno un po’ di misericordia per quel povero animale, il quale in una giornata così calda deve portare tanto peso”. Allora il padre scende dall’asino, fa scendere anche il figlio e tutti e tre continuano a camminare.

Dopo poco incontrano altri pellegrini che commentano: “Ma guarda che cretini quei due: in una giornata così calda camminano mentre hanno un asino su cui montare”.

Come si può ben capire, la storia potrebbe andare avanti all’infinito: quello che ci mostra è come della stessa realtà si possono avere percezioni ed opinioni molto diverse a seconda del punto di vista e delle informazioni in nostro possesso. Percezioni ed opinioni tutte valide ed aventi la medesima dignità. Esistono, dunque, tante verità quanti sono gli individui che incontriamo sul nostro percorso. Ma cosa significa questo? Significa forse rassegnarci all’anarchia relazionale senza mai avere la possibilità di capire gli altri e farci capire a nostra volta? Significa continuare a modificare il nostro comportamento subendo l’opinione altrui come fossimo il padre della fiaba? No. È chiaro che, se delle situazioni ci possono essere un’infinità di significati, per poter entrare efficacemente in relazione con gli altri è essenziale dialogare con loro. Infatti, se il padre o il figlio avessero spiegato le loro ragioni alle persone incontrate per strada probabilmente avrebbero risparmiato un bel po’ di fatica ed il racconto si sarebbe accorciato di molto. Certo, è vero: non sempre è possibile spiegare il proprio punto di vista. Farlo richiede tempo ed energie e bisogna trovare l’occasione più opportuna. Allora cosa fare se parlare con gli altri non è una via percorribile? L’alternativa è dialogare con se stessi, parlarsi avendo consapevolezza delle motivazioni e dei significati che stanno dietro i nostri gesti ed emozioni. Il padre avrebbe, infatti, potuto ignorare i commenti dei passanti senza modificare il proprio comportamento ad ogni passo, fiducioso in se stesso, conscio e tranquillo delle ragioni che lo facevano agire in un determinato modo.

C’è un secondo aspetto su cui vale la pena riflettere, ossia l’intensa sensazione di fatica che si prova immedesimandosi nel povero padre.

Lo sforzo incessante di voler assecondare le opinioni altrui, infatti, generalmente porta con sé un profondo senso di frustrazione, inadeguatezza e fallimento. Questo non solo perché se ci focalizziamo esclusivamente sul parere degli altri perdiamo di vista le nostre ragioni, i nostri bisogni e i nostri desideri, ma anche perché l’obiettivo di compiacere chiunque si trovi sul nostro cammino è inevitabilmente destinato al fallimento.