Complice il lockdown e il distanziamento sociale, computer e smartphone rivestono un ruolo sempre più focale nella nostra vita. Sono fedeli compagni di vita, prolungamenti della nostra identità, strumenti attraverso cui tenere d’occhio (se non addirittura controllare) l’esistenza degli altri e grazie a cui dare dimostrazione della nostra.

Oggetti che pensiamo di possedere, ma che a ben vedere, in realtà finiscono col gestire il nostro tempo, i nostri pensieri e la nostra emotività.

Internet Addiction Disorder

Per i giovani il computer e lo smartphone rappresentano anche una porta d’ingresso ad un mondo, quello virtuale, sentito come sicuro, libero dalle difficoltà e dalle frustrazioni naturalmente insite mei rapporti umani. Sul web non è necessario avere particolari competenze relazionali per cavarsela, tutto è immediato, a portata di mano, accessibile e, spesso, anche gratuito. Il cyberspazio, inoltre, attrae perché ha molte meno regole di quelle previste dalla realtà sociale.

Generalmente, sono gli adolescenti a trascorre diverse ore al giorno davanti al computer o allo smartphone. Nei casi più gravi si parla di Internet Addiction Disorder, cioè di Dipendenza da Internet, una diagnosi psichiatrica attinente alla sfera dei disturbi da dipendenza. Il disturbo è legato ad utilizzo intensivo e ossessivo di internet in tutte le sue forme, dalla navigazione sui social, alla visualizzazione di filmati, al gioco online.

Sessualità virtuale e fragilità emotivo-relazionale

Le capacità relazionali ed emotive dei ragazzi rischiano di venir compromesse dall’uso massiccio, esclusivo ed indisciplinato di attività sul web, ma ciò che desta ancora più allarme è il rapporto che i ragazzi hanno con la pornografia all’interno del cyberspazio. Avere accesso a contenuti pornografici è estremamente semplice, al punto che per molti l’incontro con la “sessualità” avviene in età precoce, attraverso materiale fornito dal web. Una sessualità che si presenta decurtata di tutta la parte affettiva e relazionale, che rischia di diventare l’unico parametro di riferimento per chi non ha ancora approcciato il tema attraverso esperienze reali.

Il paradosso di internet

Il vantaggio di internet è che sul web i ragazzi possono accedere a contenuti erotici evitando il rischio di poter perdere, logorare, incrinare il rapporto affettivo con qualcuno di reale. Sopratutto, possono difendersi dalla possibilità di essere rifiutati, traditi o abbandonati. I contenuti pornografici sono sempre lì, sempre a disposizione: erogatori automatici di godimento sicuro. Il web, dunque, seduce perché protegge dalla frustrazione e dalla fatica che i rapporti umani reali comportano.

Paradossalmente però, il web acuisce l’angoscia e il senso di inadeguatezza. Infatti, il rischio è che i ragazzi immaginino che ciò che vedono su internet sia ciò che accade realmente nella realtà, interiorizzando un modello erotico con il quale non è possibile competere. La conseguenza per i ragazzi, in special modo di sesso maschile, del continuo paragonarsi a questo prototipo irrealistico di uomo potente è una tremenda ferita narcisistica che porta con sé un’intollerabile ansia da prestazione. Cosa non meno grave, introiettano anche un modello irrealistico di donna, che ha desideri, movenze, un corpo ed un ruolo stereotipati.

Educazione sessuale ed affettiva

In un tale scenario, tipico di ogni Paese in cui è garantito un libero accesso ad Internet, in che modo è possibile aiutare i giovani (ma non solo) a non sprofondare nel limbo del virtuale? Com’è possibile garantire loro un sano processo di crescita emotiva e relazionale in un’epoca in cui è possibile fare a meno (illusoriamente) degli altri e della relazione?

Il ruolo della scuola

Penso che l’istituzione scolastica debba ricoprire un ruolo di fondamentale importanza. Essa dovrebbe introdurre i giovani al tema della sessualità, dell’affettività e delle competenze relazionali. La scarsa attenzione (e, probabilmente, l’imbarazzo o addirittura le scarse conoscenze) mostrata dagli insegnanti e dai genitori nei confronti di un’adeguata educazione sessuale è da ritenersi oggi tra le principali cause del ritirarsi dei ragazzi nel mondo virtuale. In questo luogo i giovani e i giovanissimi trovano risposte inadeguate, insufficienti e distorte alle domande che non hanno occasione o coraggio di rivolgere ad un adulto.

L’insegnante dovrebbe essere posto al centro di un dialogo costante con gli studenti, un confronto aperto, un ascolto attivo dei dubbi e delle nuove problematiche che emergono nel corso della crescita. Non basta che qualcuno, sensibile all’argomento, sacrifichi una minima parte del proprio monte ore per discutere di sessualità, o che un esperto faccia visita ai bambini e ai ragazzi per due o tre ore all’anno.

È necessaria una modalità educativa nuova, capace di intercettare i bisogni, le angosce e le curiosità dei giovani, al fine di introdurli in modo adeguato alla vita sessuale e relazionare adulta.