Le nuove imposizioni da parte del governo per gestire l’emergenza sanitaria Covid19 in atto hanno creato confusione, panico e sgomento.

L’incertezza di non avere una data termine per le restrizioni lascia ancora più perplessità e fatica nel gestire questa nuova condizione.

Dover rispettare regole imposte dagli altri è, infatti, sempre difficile, ma ancora di più diventa faticoso doversi “autoregolare” quando non vi è chiarezza e le norme lasciano spazio ad eventuali interpretazioni personali.

Ecco il motivo per cui molte persone si stanno trovando nella condizione di fare ancora meno rispetto a quello che potrebbero fare.

Da dove nasce questa generale apatia e fatica nel fare anche le cose più normali?

Dopo un primo momento di rabbia, frustrazione e malessere sempre più persone in questo momento stanno sviluppando un rapporto “ambivalente” con la propria casa, vivendo la necessità di poter uscire liberamente da essa, ma anche il bisogno di sentirsi protetti non recandosi all’esterno.

Alcuni studiosi hanno definito questo fenomeno “Sindrome della capanna”.
Detta anche Sindrome del Prigioniero, questo stato farebbe quindi riferimento a quella sensazione di smarrimento che ha assalito molte persone e che ha come implicazione la voglia di continuare a rimanere al sicuro nel proprio rifugio.

I sintomi più comuni sono:

  • Ansia
  • Tristezza, angoscia
  • Mancanza di energia e di entusiasmo
  • Diminuzione della motivazione
  • Senso di solitudine, percezione di essere senza speranza
  • Sentimento di non appartenenza alla società

Quando le persone si abituano a una routine per quanto essa implichi alti costi emotivi, uscire dalla propria zona di comfort comporta sensazioni di incertezza, ansia e senso di sopraffazione.

I lati positivi

Questa condizione di ritiro sociale ha comportato tuttavia alcuni vantaggi secondari.
Molte persone riferiscono, infatti, che la situazione attuale permetta, almeno in parte, di abbandonare  gli ideali di una società che vorrebbe le persone sempre in movimento, felici ed entusiaste nel mostrare (più che vivere) una vita piena di relazioni, iniziative e hobby.

Questo pressing sociale venuto meno per cause esterne potrebbe quindi avere il vantaggio di concedere agli aspetti più “ritirati”, introversi e intimi delle persone di venire allo scoperto e questo spiegherebbe perché vi sia una grossa ambivalenza nel desiderio di uscire ‘dalla capanna’.

E’ quindi necessario rassicurarsi sul fatto che la Sindrome della capanna sia una risposta normale alla situazione attuale.

Esistono tuttavia alcune strategie per riuscire ad affrontare questo difficile stato emotivo.

La possibilità di aprirsi e parlare con qualcuno è un modo per iniziare ad affrontare il problema, condividendo con gli altri i propri vissuti e contribuendo ad alleviare la tensione e ridurre il proprio senso di solitudine.

Se ansia, frustrazione, insonnia e irritabilità persistono nel tempo, è consigliabile tuttavia intraprendere un percorso psicologico per poter dare un significato al malessere vissuto.